L’ultimo strumento per la chirurgia dermatologica è il felc.
Nasce dall’esigenza di intervenire su tessuti che conducono male elettricamente e che, presentano delle difficoltà per il radiobisturi e che essendo poveri di acqua e non pigmentati presenterebbero delle difficoltà anche per il laser.
Il felc utilizza solo elettroni e utilizza delle potenze molto piccole per ottenere gli stessi risultati di un laser o di un radiobisturi molto potenti.
Il felc utilizzando elettroni genera un incremento termico nei tessuti con maggior resistenza elettrica.
Ricordiamo che il radiobisturi per lavorare correttamente deve avere un buon contatto elettrico, e quindi un puntale sempre pulito.
Il felc al contrario sfrutta l’effetto Joule aumentando la temperatura proprio in quei tessuti che presentano una reattanza elevata.

Un esempio di utilizzo del felc è rappresentato da una lesione seborroica in una zona particolarmente sensibile come lo scavo ascellare ed il fianco, in un soggetto che non può o non vuole essere anestetizzato.
La lesione seborroica è un cattivo conduttore e non si presta ad essere trattata senza anestesia.
Durante l’intervento si osserva il fumo prodotto dalla combustione dei tessuti malati e la totale assenza di arrossamento nei tessuti circostanti.
La bassa potenza utilizzata senza coinvolgere i tessuti circostanti, è il motivo dell’assenza sia di discromie sia di avvallamenti nel post operatorio
Macchie cutanee


Qui si vede una macchia del dorso della mano prima del trattamento con felc.
La stessa zona appena finito il trattamento
Il grosso capitolo delle macchie cutanee e delle discromie e quello che meglio fa apprezzare la soft surgery ed il felc.
Appena terminato di “colorare” la macchia, rapidamente, con del cotone idrofilo intriso di disinfettante a base di cloruro di benzalconio, strofineremo via i depositi carboniosi prodotti dalla combustione dei tessuti pigmentati.

Questo batuffolo di cotone intriso di disinfettante, dovrà essere passato con una certa energia, sulla parte, come se usassimo una gomma da cancellare.
( Il paragone con l’operato di un disegnatore, si adatta perfettamente a questo tipo di intervento. )




5) Una colorazione rosata della parte trattata, potrà, in soggetti predisposti, durare a lungo. In alcuni casi può esitare depigmentazione.
L’efficacia di questo tipo di intervento si apprezza in questa foto.

Sotto si vede una vistosa macchia senile con una formazione pigmentata e discheratosica.
Trattata con felc si osserva, sopra, la perfetta guarigione dopo mesi di esposizione solare.
Micro Peeling per Punti separati
Asportando vari tipi di neoformazioni cutanee è venuta l’idea di trattare le piccole mamellonature di una cute asfittica, come se si trattasse di micro neoformazioni.


Le frecce indicano i punti su cui intervenire
Aspetto della parte appena fatta la bruciatura felc
Dopo sette giorni la pelle appariva notevolmente migliorata.

A questo punto sono state trattate tutte le parti in plus ottenendo un notevole effetto idratante e liftante.
Importante ai fini del tempo di crosta, è il fatto di trattare solo aree puntiformi presenti agli apici delle mamellonature.
Una seconda tecnica decisamente “Soft” consiste nell’applicare del gel idratante sulla parte da trattare, e, utilizzando potenza massima del felc, bruciarne soltanto la pellicola più esterna, per poi rimuovere tutto il gel con del cotone idrofilo.
In questo caso, saremo sicuri di non causare croste o depositi carboniosi.
Anche così avremo un effetto levigante la superficie cutanea, senza rischi di alcun genere.
Nel caso di piccole rughe d’espressione molto datate e dai bordi discheratosici, nel “codice a barre” di vecchia data e nelle piccole cicatrici lineari post traumatiche, si effettueranno degli spot puntiformi con il Felc a bassa intensità.
Detti punti di combustione superficiale dei corneociti, dovranno essere distanti almeno un millimetro l’uno dall’altro, in modo tale da non generare una crosta unica che potrebbe fratturandosi dare dei mini avvallamenti.
L’effetto sarà immediato ed estremamente gratificante.
Il fastidio per il paziente è talmente trascurabile che non merita neanche l’applicazione topica di anestetico.
Con questa stessa tecnica è possibile intervenire anche su quelle rughe d’espressione che, trattate con altre tecniche non siano scomparse del tutto.
Naturalmente questi interventi andranno effettuati quando l’operatore avrà acquisito una corretta manualità nell’uso del felc.


Questa paziente trattata per asportazione delle rughe del labbro superiore, non avendo avuto risultati per la grossa ruga centrale e quella a sinistra, è stata trattata con felc peeling per punti.
Nell’immagine sopra a destra, appena finita la seduta, si nota che è stato effettuato un trattamento a punti staccati.
Sotto, lo stesso caso al controllo una settimana dopo.

Acne in fase attiva e postumi cicatriziali.
Un diverso approccio alla cura e alla teoria sulla genesi del processo acneico, mi è venuta dall'osservazione della comparsa, sempre nello stesso punto del viso, di un foruncolo "sentinella“ in alcune pazienti pochi giorni prima del ciclo.
Per verificare se l'idea che stava prendendo corpo, fosse corretta, chiesi a tutte queste signore "portatrici di foruncolo sentinella" di sottoporsi alla plastica felc del dotto pilosebaceo che sospetto essere la causa del problema.
I risultati mi diedero ragione.
Infatti nei mesi successivi, le stesse pazienti mi riferivano la totale scomparsa nella zona trattata di qualsiasi manifestazione acneica in periodo premestruale.
Si possono trattare sia i comedoni aperti che chiusi, effettuando una vera e propria plastica del follicolo pilosebaceo deformato dal processo acneico
Il follicolo deformato nella parte dello sbocco verso l’esterno, tende ad ostruirsi facilmente per svariate cause esterne.
L’assunzione di particolari alimenti, la ritenzione idrica premestruale, la variazione idrosalina del sudore e del sebo indotta da stress psichici o fisici, l’utilizzo di creme ad effetto occlusivo..
Nel caso delle cicatrici post acneiche si deve trattare esclusivamente la cute dei margini e delle mamellonature tra una depressione e la successiva, senza toccare in alcun modo il fondo delle cicatrici stesse.
Particolare attenzione deve sempre essere posta a non ferire inavvertitamente con il puntale, la cute del paziente.
Il F.EL.C. per ottenere il massimo risultato, deve sfiorare i tessuti , senza toccarli, emettendo un flusso elettronico in grado di bruciare letteralmente i tessuti disidratati e con maggior resistenza elettrica(effetto Joule).
Se il puntale dovesse toccare la cute sana, diminuendo la resistenza elettrica puntale-cute, non si avrebbe incremento termico e quindi nessuna “bruciatura”
Che di combustione si tratti, è dimostrato dal fatto che se mediante un cannellino metallico, soffiamo dell’ossigeno sul tessuto operato, si svilupperà una temperatura elevata con il rischio di coinvolgere nel fenomeno termico i tessuti circostanti.
Se invece di ossigeno, soffiamo della anidride carbonica, vedremo spegnersi la combustione operata dal F,EL.C.
Riassumendo, durante un intervento di felc chirurgia si opera una combustione dei tessuti trattati dove questi si comportano da combustibile, mentre l’ossigeno dell’aria si comporta da comburente.
In caso di cicatrici molto depresse, è consigliabile trattare i margini e le aree in plus in più sedute, per evitare fenomeni discromici.


Naturalmente, non bisogna in alcun caso, coinvolgere lo strato papillare del derma, pena discromie e retrazioni simili a quelle dovute ad altri tipi di trattamento.
Aspetto della parte trattata in caso di cicatrici depresse.
L’immagine ci permette di apprezzare la tecnica utilizzata per ciascun punto.
Da notare che i singoli punti non si toccano l’un l’altro per evitare eventuali fratture di crosta.


Cicatrici da acne del dorso.
Numerose e particolarmente larghe e profonde.
Alcune presentano un diametro di quasi un centimetro.
Risultato ottenuto con tre applicazioni distanziate di sette giorni una dall’altra.


Vistose cicatrici post-acneiche della zona temporale.
Aspetto della parte dopo alcune sedute e caduta delle croste.
I due piccoli gemizi ematici si riferiscono ad un micro scollamento di due punti particolarmente retratti.


Altre cicatrici post-acneiche della zona temporale e dopo tre sedute distanziate da sette giorni.

Paziente al controllo dopo sei mesi

Un caso simile al precedente, complicato da cicatrici abbastanza profonde.
Anche qui sono stati sospesi tutti i farmaci, i cosmetici(creme e gel), le pulizie del viso.
Nella seconda immagine: aspetto della parte appena finito l’intervento.
Notare che il deposito carbonioso della bruciatura appena fatta, può essere facilmente rimosso strofinando delicatamente la parte con del cotone idrofilo imbevuto di disinfettante al benzalconio.
Nell’ultima foto, i risultati un anno dopo e dopo sei mesi senza trattamenti per controllare l’eventuale sviluppo di pustole che come si vede non si sono ripresentate


Stesso caso visto di fronte.
Xantelasmi
Scarsa sensazione di fastidio durante un intervento di FELC chirurgia, il soggetto, non batte ciglio e non è stata anestetizzata la parte.



Aspetto della parte trattata dopo intervento con felc per xantelasmi bilaterale.
Dalla foto si apprezza lo scarso coinvolgimento dei tessuti circostanti.
Assenza di gonfiore e rossore caratteristici dopo interventi in questa zona.
Altro caso dove si apprezza il risultato a 30 giorni dall’intrevento
Il caso che segue, si presta perfettamente a far comprendere la differenza sostanziale tra un intervento per xantelasmi condotto con felc chirurgia e altre tecniche.

Nella foto in basso si osserva l’area circolare da cui avevo asportato uno xantelasma sei anni prima.
La cute in questa zona appare perfettamente guarita mentre nelle zone circostanti si sono presentate delle nuove aree malate, così come anche l’occhio controlaterale incomincia a sviluppare uno xantelasma.
Sopra il controllo due settimane dopo
Altri casi


Xantelasmi bilaterali di medie dimensioni, sempre sotto il prima e sopra il dopo al controllo mensile,altro caso a destra dove si apprezza la perfetta epitelizzazione
BLEFARO LIFTING
Questo tipo di intervento non pretende di sostituirsi agli interventi di blefaroplastica, bensì permette di ottimizzare in modo indolore e senza punti o anestesia, la luminosità dello sguardo di una persona, eliminando quell'eccesso di pelle della palpebra superiore che affligge molte persone.
Prima si effettua un test in un punto per saggiare la risposta della parte trattata e la osservanza da parte del paziente delle regole da seguire i giorni successivi.
Sollevare una plica cutanea con una pinza smussa per delimitare con precisione la parte di tessuto da eliminare.
Vaporizzare la pelle in eccesso arrivando al limite della pinzetta, per una lunghezza massima di 5mm.
Non è assolutamente necessario praticare anestesia.
Ripetere l'operazione sulla stessa plica di tessuto in eccesso, ma dopo 5mm di intervallo, in modo da non lasciare una crosta unica.

Aspetto della palpebra appena finito l’intervento.
Si devono "Bruciare" zone non contigue di pelle, in modo che le parti indenni si comportino da punto di sutura.
Tutto l'intervento, non ha bisogno di anestesia.
La parte di tessuto lasciata a mo' di punto durante questa fase, sarà trattata nella seconda seduta 7 giorni dopo
Paziente affetta da lieve ipertrofia della cute della palpebra superiore destra.

La palpebra di destra è stata utilizzata come area test.
In alto a sinistra una plica palpebrale appena visibile utilizzata per saggiare la paziente.
A destra, sopra: appena terminata la felcatura, sotto è visibile la plica di pelle da asportare.
In basso a sinistra la parte guarita sette giorni dopo.

Stessa paziente di prima, intervento palpebra superiore occhio destro.
In alto a destra dopo la prima seduta.
Notare che tra una brucatura e l’altra si deve lasciare un punto di tessuto sano per evitare una crosta unica facilmente fratturabile e per trattenere vicini i margini di tessuto asportato come si trattasse di punti di sutura.
In basso a sinistra, sette giorni dopo e in basso a destra dopo altri sette giorni e dopo aver felcato i punti
lasciati dal primo intervento
Tatuaggi
L’asportazione di tatuaggi merita una particolare attenzione.
Infatti è sempre opportuno effettuare un test in un punto difficile, per valutarne cicatrizzazione e cromatismo.


Se il risultato appare accettabile e, conviene ricordarlo, il paziente si sa medicare, evitando di far cadere la crosta prima del tempo, solo allora si procederà alla rimozione completa.
Effettuato il test, il paziente dovrà applicare a casa una pappa di sale in acqua sull’area trattata.
Questa pappa di cloruro di sodio andrà lasciata in posa per oltre mezzora e alla fine si dovrà disinfettare la parte con benzalconio cloruro al 2%
Un caso particolare che spiega perfettamente sia la tecnica di asportazione di un tatuaggio con il felc sia la personalità di alcuni tatuati.
Neoformazioni


Grossi fibromi del viso e nevi di Niescel, possono essere eliminati senza recidive o discromie.
Con il felc si può asportare la lesione ed eventualmente farla analizzare.
Ricordiamo che in questo caso conviene lavorare su di un piano più alto per poi spianare in seguito la parte.
Terminato l’intervento condotto sempre con la tecnica anulare per evitare di fare una iniezione di anestetico, i tessuti possono essere toccati in quanto non sanguinano.
Si potrà cosi apprezzare il livellamento con le aree circostanti.
Il paziente, al solito. medicherà con benzalconio ed eviterà cerotti e garze.


Al controllo dopo 15 giorni la parte risulterà rosata nei punti dove è caduta la crosta. Il risultato sarà perfetto se il paziente avrà evitato di staccare la crosta prima del tempo.
Ad un anno di distanza si apprezza il tipo di epitelizzazione.


Due neoformazione del viso che si prestano a scopo didattico.
Appena eliminata la prima neoformazione, senza aver rimosso il deposito carbonioso rimasto sulla parte dopo bruciatura felc


Al controllo si osserva la parte trattata sette giorni prima ormai priva di crosta e la seconda neoformazione appena operata e dopo aver rimosso il deposito carbonioso della bruciatura.
Si osserva che i tessuti circostanti non sono arrossati a testimonianza ce non è stato ceduto calore dalla sede di intervento
Al controllo dopo un anno dall’intervento si osserva la perfetta guarigione e lo sviluppo di un’altra neoformazione.
Formazioni Cistiche
Recidive, discromie e cicatrici depresse o peggio ipertrofiche sono gli esiti più comuni che ci capita osservare.

Mediante il felc, un grossa lesione seborroica della tempia, prossima all’arteria temporale, può essere trattata con successo.
Mediante un doppler vascolare da 8-10 MHz si controlla il passaggio dei vasi sottostanti la lesione al fine di evitarli facendo scorrere per trazione la cute circostante, e per escludere la presenza di vasi anomali.


Una volta praticata la tecnica della anestesia anulare eliminiamo tutto il tessuto malato.
Osserviamo sempre lo scarso arrossamento dei tessuti circostanti.
In molti casi, un piccolo arrossamento può essere dovuto al cotone imbevuto di disinfettante al benzalconio utilizzato per rimuovere i depositi carboniosi della combustione dei tessuti operati.
Al controllo, sei mesi più tardi la zona trattata appare perfetta dal punto di vista cromatico e della superficie cutanea che non presenta ne avvallamenti cicatrici.
Inoltre osserveremo con piacere che anche il pilizio assente sulla lesione ricompare nella zona trattata con il Felc.


Una neoformazione pigmentata sul lato nasale dell’orbita,
Un anno dopo l’intervento, condotto sempre senza anestesia e con il felc, lascia anche questa volta in una zona difficile, una cute indenne priva di discromie.
Cheloidi cicatriziali


Cheloidi e cicatrici ipertrofiche possono essere trattati a patto di effettuare un test in una zona ben precisa e verificare che il paziente sappia medicare la parte senza applicarvi cerotti e senza togliere la crosta prima del tempo.
Una cicatrice nello scavo ascellare di una paziente operata per ipertrofia cutanea della radice degli arti superiori.
Si utilizza il felc per bruciare la parte eccedente dei margini allo scopo di livellare il tessuto senza causare ulteriori discromie.


Correzione di tessuto cicatriziale in eccesso dopo incidente.
Trattare la parte risulta semplice dal momento che il tessuto da asportare è evidenziato da una luce radente
il cheloide per non formarsi dopo essere stato trattato, non deve mai sanguinare ed il tessuto circostante non deve arrossarsi. con il felc, siamo in grado di eliminarlo in due o tre sedute, se il paziente eviterà di stuzzicare la parte trattata.
Estrema attenzione a non ferire la cute pena la neoformazione di collagene l'operatore avrà l'accortezza di avvicinare il puntale, appoggiando saldamente il lato della mano ed il polso sull'area circostante per annullare eventuali movimenti del paziente
Anche vistose cicatrici del volto, possono essere trattate, intervenendo unicamente sui bordi e sui cheloidi in rilievo
Sono necessarie numerose sedute per evitare di far danno su danno
ATTENZIONE:
Tutti i contenuti interattivi, gli scritti, i disegni, i logo, le foto e le metodiche,
sono di proprietà del dottor Giorgio Fippi, depositati alla S.I.A.E. di Roma, registrati al Ministero dell’Industria. Apparecchiature e accessori sono coperti da brevetto.
La riproduzione, anche parziale di quanto contenuto nel presente CD, se non espressamente autorizzato dall’autore, sarà perseguita a norma di legge.